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Sandra & Co. in Francia

Francia dal 16 al 25 agosto 2012
(1 SCUDO FIAT, 7 PERSONE)

Partenza da Sarsina giovedì 16 agosto alle ore 6,00 km di percorrenza 730
Ore 10,00 sosta per un breve riposo e piccola colazione.
Ore 10,30 partenza e sosta alle ore 12,30 per il pranzo al sacco . Arrivo ad Aix En Provence alle ore 14,30 Sistemazione in hotel già prenotato.
L’Hotel che dispone di aria condizionata in tutte le camere, si trova in un “giardino verde,” ha camere nelle dependance in mezzo a cespugli sempreverdi e il terzo letto e’ posizionato in un soppalco all’interno della camera. Materassi comodi e lenzuoli puliti. La colazione viene servita nella stanza principale e comprende dolce e salato vario e abbondante.
Nel pomeriggio visita alla città di Aix accompagnati da una canicola che sfiora i 40°
Passeggiata nel centralissimo Cours Mirabeau e nella città vecchia con la  caratteristica fontana eretta nel 1860, cena in Hotel.
Ad Aix en Provence ha soggiornato, studiato e trascorso la giovinezza Paul Cezanne. E’ possibile seguire un percorso ad hoc, segnalato da una serie di chiodi di bronzo per le vie del centro, sui chiodi, il sigillo “C” di Cézanne indica un itinerario “biografico”.

Venerdì 17 agosto abbondante colazione e visita ad Avignone imponente palazzo-fortezza in stile gotico sede dei Papi.


Avignone capoluogo della Valcluse e antica sede papale (1309-1417)è racchiusa da mura trecentesche. L’ imponente Palazzo dei Papi in stile gotico ha ospitato 9 papi  dopo che Papa Clemente V vi trasferì la sede papale. Di notevole interesse anche il Pont Saint Benezet (lasciato a metà)   sul Rodano e La Tour de l’Orloge.

Partenza alle ore 13,00 circa per Limoges sosta per il pranzo (730 km)
Altra breve sosta per vedere da vicino il Pont Du Gard un acquedotto a tre piani risalente al I° sec. d.C. capolavoro dell’ingegneria civile romana. Il ponte faceva parte di una conduttura lunga 50 km. e portava l’acqua fino alla città di Nimes. Il Pont Du Gard  è patrimonio dell’UNESCO.
La canicola continua.
Arrivo a Limoges alle ore 19,00. L’Hotel si trova vicino all’uscita dall’autostrada, abbiamo vagato un po’ per trovarlo ma le camere sono comode e pulite, abbiamo cenato in Hotel e usufruito del buffet per le  verdure e i dolci (Quiche Lorraine).  Sara comincia a parlare in francese (oltre all’inglese) a capire e farsi capire.
Tra i monumenti di Limoges da segnalare la Cattedrale di Santo Stefano, St, Etienne per i francesi, la principale chiesa cittadina, la cui costruzione risale al 1273 ed è stata portata a compimento solo nel 1888.
La porcellana di Limoges è conosciuta in tutto il mondo per la particolare eleganza dei suoi lavori e dei materiali. La lavorazione di questo prezioso materiale è d’antica tradizione a Limoges, lunga oltre tre secoli. Nacque infatti nel 1771 a seguito della scoperta del caolino da parte di Jean Baptiste Darnet, in una zona sita a circa 40 km dalla città (Saint Yriex la Perche).

Sabato 18 agosto visita breve alla Cattedrale, visita in un magazzino di porcellane e al museo delle porcellane della città di Limoges la canicola non dà tregua.
Dopo il pranzo alle ore 14,00 presso una “creperia” partenza per Blois, nella valle della Loira, distanza KM. 300 circa. Questa volta ce la prendiamo comoda.
Arrivo alle ore 17,00.

La proprietaria dell’Hotel a conduzione famigliare (la signora, il marito e forse la cognata) ci prende subito in simpatia e tenterà di non mollarci mai nei due giorni che trascorriamo nell’Hotel.
La Signora ci è comunque utile perché ci fornisce molte informazioni sulle abitudini dei francesi e sui castelli da visitare, parla di qualsiasi argomento, è logorroica ma si fa capire e capisce quello che diciamo noi.
La sera usciamo a fare una passeggiata sull’argine della Loira, il caldo umido ha favorito il proliferarsi di piccole farfalle (papillons) piuttosto fastidiose ma il paesaggio è molto bello.

Domenica 19 agosto visita ai Castelli della Loira Blois, Chenonceaux (maestoso, costruito sul fiume Cher), Chambord. La sera spettacoli dalle 21 alle 21,45 “son et lumiere”)
Visita al Castello Reale di Blois, le quattro facciate hanno ognuna uno stile diverso perché costruito da più sovrani in periodi differenti. Notevole la torre poligonale aperta a balconi e riccamente scolpita.
Nel pomeriggio visita al Castello di Chambord il più famoso e il più grande Castello della Loira, circondato da un parco immenso considerato uno dei capolavori del Rinascimento francese. Il castello di Chambord possiede senza dubbio una silhouette molto particolare e costituisce una grande espressione architettonica dello stile rinascimentale. La sua facciata è lunga ben 128 metri, ha 440 locali, più di 80 scale, 365 camini ed 800 capitelli scolpiti Nella realizzazione si nota l’influenza di Leonardo da Vinci, che ha lavorato come architetto alla corte di Francesco I, e quella di Domenico da Cortona L’ingresso al castello è sul lato sud-est, dove la porte Royale immette nella corte d’onore. La pianta del castello si sviluppa attorno alla costruzione chiamata donjon anche se Chambord non ha mai avuto vocazione difensiva, a sua volta centrata attorno allo scalone principale a doppia elica.
Non ci facciamo mancare niente e siccome il biglietto del Castello di Blois comprende anche lo spettacolo notturno “Son et Lumiere” alle 21,30 ci rechiamo all’interno del Castello e seduti in terra assieme ad altre 200 persone  circa, assistiamo alle rappresentazioni proiettate sulle pareti del Castello con effetti di luci e sottofondo musicale recitato da una voce fuoricampo in francese.

Lunedì 20 agosto ore 9,30 visita al Castello di  Chenonceaux
Questo Castello costruito sul fiume Cher e circondato da vasti giardini, è conosciuto come il “Castello delle Dame”poiché fu abitato dalla bellissima Diana di Poitiers, conobbe i fasti di Caterina De’ Medici il lutto inconsolabile di Luisa di Lorena vedova di Enrico VIII. 
Dopo il pranzo alle 14,00 partenza per Le Mont St. Michael e dintorni.
Distanza 500 Km. circa.
Tappa (tappa non prevista ma richiesta da Grazia) a Le Mans per visitare la magnifica Cattedrale gotica di St. Julien. La Cattedrale di San Giuliano a Le Mans (in francese: Cathédrale Saint-Julien du Mans) è un edificio religioso della città di Le Mans. Essa è il simbolo della diocesi di Le Mans ed è uno dei più grandi edifici dell’epoca dello stile gotico-romanico di Francia. È dedicata a san Giuliano, primo vescovo di Le Mans. E’ spesso paragonata alla Cattedrale di Reims od a quella di Chartres. Meno nota, quella di Le Mans ha subito numerose ricostruzioni dalla sua fondazione. Iniziata dal vescovo Vulgrin, nel 1060, fu completata, nella sua forma attuale, verso il 1430. In effetti, tuttavia, essa non fu mai completamente terminata: avrebbe dovuto essere ancora ampliata verso il 1500, ma la carenza di fondi fece sì che le autorità religiose dell’epoca vi rinunciassero. Attaccata dall’inquinamento atmosferico nel corso degli anni, soggetta a naturale invecchiamento, la cattedrale di San Giuliano è un cantiere quasi permanente di restaurazione. Essa ospita le tombe di san Giuliano di Le Mans e di Carlo IV d’Angiò. Posta sulla collinetta della vecchia Le Mans, possiede una torre alta 64 m, il che la rende l’edificio più alto di tutta la zona.[1] Essa offre una vista panoramica eccezionale sull’insieme del Pays du Mans.[2] Nel 2009 sulla torre venne ripristinata la sua cuspide, il che ne aumenta ancora di qualche metro l’altezza.Con i suoi 283 613 visitatori, la cattedrale di San Giuliano è stato il monumento più visitato dei Paesi della Loira nel 2009. Durante il viaggio abbiamo modo di ammirare le tipiche case bretoni in pietra, dal tetto in pietra grigia o addirittura in legno.
La Bretagna (in francese Bretagne, in bretone Breizh) è una regione nel nord-ovest della Francia, antico stato indipendente, che forma un vasto promontorio verso la Manica e l’Oceano Atlantico. Il suo nome bretone, Breizh, viene abbreviato abitualmente con BZH. La lingua ufficiale è il francese, mentre le lingue regionali sono il bretone ed il gallo. Si distingue la Bretagna (paese dei bretoni, divisa in 5 dipartimenti, estesa su 34.023 km² e con 4.106.966 al 2005) dalla “Région Bretagne”, che è una struttura amministrativa francese recente, ridotta a quattro dipartimenti, con l’esclusione del dipartimento della Loira Atlantica, facente parte della regione amministrativa Paesi della Loira, ma la cui popolazione preme per l’incorporamento nella Regione Bretagna. Il nome Bretagna deriva da quello del popolo bretone, che vi si installò fuggendo dalla nativa Britannia. Difatti Britannia e Bretagna sono sinonimi. Per la precisione il termine deriva proprio dal termine gaelico che indicava l’insieme dei popoli di Albione, detti “Cruithne” (nel Celtico-Q) e “Prydyn” (nel Celtico-P); da quest’ultimo termine deriva quello di britanni e bretoni. È composta da 4 dipartimenti: Côtes-d’Armor/Aodoù-an-Arvor.), Ille-et-Vilaine/Ill ha Gwilen), Morbihan (Finistère/Penn-ar-Bed). Sono inclusi nella regione 15 arrondissement, 201 cantoni e 1270 comuni.
Cerchiamo un Hotel che non sia troppo distante da Mont St. Michel per poter effettuare la visita la mattina seguente alle ore 9,00 circa ed evitare la ressa dei turisti che nelle ore successive invaderà il piccolo Monastero Benedettino.

 Il romantico villaggio di Combourg è un punto strategico per visitare la dolce campagna bretone fra villaggi pittoreschi e imponenti castelli. Proprio come il castello di Combourg, dove ha vissuto lo scrittore Chateaubriand, che sembra uscito direttamente da un libro di favole, con i suoi aguzzi torrioni e la meravigliosa posizione sul fiume.  Non appena si arriva, l’occhio è subito rapito da quattro imponenti torri che si ergono agli angoli del castello. La possente fortezza di granito, costruita nell’XI secolo e poi rimaneggiata, ha assicurato la difesa delle frontiere della Bretagna. Nella Tour du Chat, troviamo la camera da letto del piccolo Châteaubriand. Un luogo ideale per la contemplazione! Dal cammino di ronda della merlatura della fortezza è possibile ammirare un panorama meraviglioso sul parco, sul lago e sulla città. Ai piedi delle mura, la città si espande, fin oltre i confini del quartiere immutato dell’antico priorato. La sua vocazione commerciale, con la tessitura di stoffe e la concia delle pelli, giustifica la presenza di case a graticcio. L’arrivo della ferrovia cambia il volto della città. Diverse epoche si intrecciano tra le abitazioni del XVI secolo, la casa detta “della Lanterna” e le facciate rimodellate del XIX e XX secolo. Lo spirito di  Châteaubriand è presente ovunque: persino nelle pietre e nelle strade della città. Dalla chiesa fino alle rive del lago, passando per il castello, un percorso riunisce le passeggiate del maestro del romanticismo. In un portico intagliato, in un parco o in una facciata in legno, è possibile scoprire riferimenti letterari che mostrano quanto la letteratura si nutra della bellezza della natura e dell’architettura. La Tour du Chat, dove Chateaubriand aveva la sua stanza, era infestata dal fantasma di un nobile dalla gamba di legno che si trasformava in gatto nero (noi lo abbiamo incontrato il mattino successivo, ci ha fatto un sacco di fusa e poi è scomparso.)…..Saint Malo ha il merito di aver dato i natali allo scrittore François René de Chateaubriand (1768-1848), considerato il padre del romanticismo francese (e anche in parte di quello italiano). Tra le sue opere principali Le Genie du Christianisme, nel quale sostenne che la fede religiosa arricchisce non solo lo spirito ma anche la creatività individuale, e Memoires d’Outre Tombe (Memorie dall’Oltre Tomba) descrizione della sua vita spirituale (che ispirò fortemente Ugo Foscolo e la sua opera, I Sepolcri).

Dopo aver disfatto le valigie e scoperto che la nostra camera d’Hotel ha la finestra con l’abbaino, ci rechiamo in paese per la cena e casualmente ci colpisce Ristorante gotico in pietra con i muri a graticcio  “Le Cour du Temple” 5 Rue Chateaubriand dove un’iscrizione in francese e in inglese illustra la storia della casa appartenuta ai Cavalieri Templari. Dobbiamo assolutamente entrare e cenare in questo magico e misterioso Ristorante che all’esterno presenta due Gargoyle. Le crepes sono molto buone specialmente quelle a base di andouille……peccato che Biagio non le abbia apprezzate!
Da segnalare la ricchezza di giardini, balconi, rotonde fiorite che ci accompagnano in tutta la Francia

Martedì 21 agosto, dopo una ricca colazione partiamo alle ore 8,30 per visitare l’Abbazia Benedettina di Mont St Michel. arriviamo alle nove, parcheggiamo e col pulmino-navetta raggiungiamo la strada che a piedi ci condurrà all’Abbazia.


La notevole architettura del santuario e la baia nel quale l’isolotto sorge con le sue maree ne fanno il sito turistico più frequentato della Normandia e uno dei primi dell’intera Francia, con circa 3.200.000 visitatori ogni anno. Numerosi immobili che vi sorgono sono individualmente classificati come monumenti storici e l’intero sito è nel suo insieme classificato come tale dal 1862. Dal 1979 fa parte dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO.  I vicoli stretti e in salita che portano all’Abbazia ricordano molto San Marino


Pranzo in un ristorante tipico lungo il percorso e arrivo nel pomeriggio  ad Arromanches, altro paese dello sbarco dove Walter approfitta dell’acqua gelida per fare una bella nuotata….. poi ci facciamo una bottiglia di sidro di mela il cui sapore  ricorda un pò la birra,
Trasferimento in serata a Caen  uno dei luoghi dello sbarco in Normandia.

Mercoledì 22 agosto colazione e partenza per Honfleur sulla costa del mare di Normandia.
Il nome (Hunefleth 1025 ; Hunefloth 1062 ; Honneflo 1198[2] ; Honflue 1246 ; Honnefleu ± 1750) proviene della parola vecchia inglese fleot “fiume” ( > inglese fleet) > vecchio normanno fleu “fiume”, più tardi (XIX secolo) scambiato con la pronuncia popolare da fleur “fiore” = fleu, da dove la correttezza -fleur con [r]. Il primo elemento è l’antroponimo scandinavo Húni (variante Húnn)[3], simile nome nello villaggio Honnaville accanto a Honfleur. Vecchia pronuncia « Hronfleu » fino a XX secolo. cf. Harfleur, Barfleur, Crémanfleur, Vittefleur, Vicqfleur e il fiume la Gerfleur. La prima menzione scritta di Honfleur è una citazione di Riccardo III, duca di Normandia nel 1027. Per la metà del XII secolo la città rappresentava un punto di transito significativo per i beni tra Rouen e l’Inghilterra. Situata sull’estuario di uno dei principali fiumi francesi, con un porto sicuro e un entroterra relativamente ricco Honfleur sfruttò la sua posizione strategica dall’inizio della guerra dei cento anni. Fu possesso dei duchi di Normandia, degli inglesi e infine del re di Francia. Le difese della città vennero rinforzate da Carlo V per proteggere l’estuario della Senna dagli attacchi inglesi. Questo venne supportato dal vicino porto di Harfleur. Comunque Honfleur venne catturata e occupata dagli inglesi nel 1357 e dal 419 al 1450. Mentre era sotto il controllo francese venne usata come base per spedizioni dirette a saccheggiare le coste inglesi, inclusa la distruzione parziale di Sandwich nel Kent negli anni cinquanta del XV secolo Alla fine della guerra dei cento anni, Honfleur beneficiò dal boom del commercio marittimo fino alla fine del XVIII secolo. Il commercio venne disturbato dalle guerre di religione del XVI secolo. Dal suo porto partirono diversi esploratori, tra cui nel 1503 Binot Paulmierde Gonneville diretto alle coste del Brasile, nel 1506] il nativo Jean Denis diretto a Terranova e alla bocca del San Lorenzo. Una spedizione del 1608, organizzata da Samuel de Champlain, fondò la città di Québec.Dopo il 1608 Honfleur commerciò con il Canada, le Antille, le coste Africane e le Azzorre. In conseguenza di ciò fu uno dei cinque principali porti francesi per il commercio di schiavi. In questo periodo di rapida crescita della città vennero demolite le sue fortificazioni, su ordine di ColbertLe guerre rivoluzionarie francesi e quelle napoleoniche, in particolare il blocco continentale, furono la rovina di Honfleur. Si riprese solo parzialmente nel XIX secolo con il commercio di legno dall’Europa settentrionale, comunque limitato dalla graduale ostruzione del porto (a causa dei sedimenti del fiume) e lo sviluppo del porto moderno di Le Havre.Il bacino vecchio di Honfleur Il 15 gennaio del 1832, nel bacino di Honfleur, l’ingegnere francese Frédéric Sauvage dette la prima dimostrazione pubblica dell’utilizzo dell’elica navale come propulsore marino.Risparmiata dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, conserva ancora oggi le sue alte case scandinave con muri a travi et mattoni crude di paglia e fango (torchis) lungo stretti vicoli. Ma il monumento il più originale e la chiesa Santa Caterina della quale il soffitto-volta è costituito da un immenso drakkar- scafo della nave rovesciato.
Da Honfleur percorriamo Il Ponte di Normandia  che collega Honfleur con Le Havre (Pont de Normandie in francese) completato nel 1995, collega l’Alta Normandia, dipartimento della Senna Marittima, alla Bassa Normandia, dipartimento del Calvados, scavalcando il fiume Senna a 59 metri d’altezza. Opera di Michel Virlogeux e Bertrand Deroubaix, quando fu realizzato era il ponte strallato con la maggiore luce libera nel mondo (850 m), ed è tuttora (per la campata centrale) il più grande ponte sospeso in Europa. Costo dell’attraversata 5,20 €
Pranzo e nel pomeriggio sosta a Etretat comune francese di 1.535 abitanti situato nel dipartimento della Senna Marittima, nella regione dell’Alta Normandia, ed affacciato sul Canale della Manica. È una delle principali località della Costa d’Alabastro.[2] Sorta come un modesto villaggio di pescatori, la località oggi è una delle stazioni balneari più rinomate della propria nazione per la bellezza delle spiagge ghiaiose, ma soprattutto per le sue falesie naturali di gesso a picco sul mare, che includono un famoso arco naturale. Queste scogliere, insieme alle spiagge frequentate da villeggianti, hanno attratto molti artisti, tra cui i pittori Eugène Boudin, Gustave Courbet e Claude Monet che le hanno immortalate, ma anche scrittori come Maurice Leblanc, che vi ha ambientato un racconto del suo personaggio più famoso, Arsenio Lupin, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant.


Verso sera trasferimento a Rouen.
Cena in una creperia di Rouen senza infamia e senza lode.
L’acqua minerale in Francia ha un costo abbastanza elevato dai. 4,00 ai 5,00 €. a litro. L’eau en carafe non costa niente, è quella del rubinetto. Ma in Francia non ci sono sorgenti come in Italia?

Giovedì 23 agosto colazione e visita al centro storico di Rouen.   Visita alla Cattedrale gotica immortalata dal Pittore Monet a tutte le ore del giorno per cogliere le magie della luce. Uno sguardo alle incantevoli case tipiche della Normandia La place du Vieux Marchè dove fu messa al rogo Giovanna d’Arco .
Alle ore 12,00 percorso a bordo del petit train de Rouen che parte dalla Cattedrale di di Notre Dame e percorre tutte le vie del centro storico con spiegazione in francese sigh! Costo 5 €.
Visita al mercato coperto e invogliati dalle pietanze pronte di carne e pesce e spinti dalla fame, pranziamo su un muretto in compagnia di alcuni clochard del posto.
Qualcuno scorge una farmacia nelle vicinanze e si precipita ad acquistare aspirina, tachipirina….. a prezzi molto  convenienti. (E’ risaputo che in Francia alcuni medicinali compresi quelli omeopatici costano meno che in Italia)
Nel tardo pomeriggio partenza per Versailles dove il mattino successivo visiteremo la Reggia (tappa non prevista ma voluta espressamente da Biagio)……Arrivo all’Hotel “Le Home St. Luis” alle ore 19,30. Dopo aver suonato il campanello per 20 minuti circa, una stralunata Madame apre la porta…..ed entriamo. La Madame non sa una parola di inglese e parla un incerto francese……non ci vogliamo preoccupare posiamo i bagagli e dopo aver fatto un giro nel paese col pulmino, cerchiamo un ristorante dove consumiamo un’ insalata mista. …..
Il mattino successivo, venerdì 24 agosto  non facciamo colazione perché la Madame ha capito male…….e ci rechiamo in una caffetteria per consumare un croissant e una specie di cappuccino.
Alle ore 9,00 visita alla Reggia prezzo del biglietto compresi i Giardini Reali €. 15,00.
La reggia di Versailles (in francese château de Versailles) è un’antica residenza reale. La città di Versailles, nata dalla scelta di questo luogo da parte del giovane Luigi XIV per allontanarsi dalla capitale e dai suoi cittadini, temuti e considerati difficili da tenere sotto controllo, dopo l’episodio della Fronda, costituisce oggi un comune autonomo situato nell’attuale dipartimento delle Yvelines, in Francia.

• 1038: prima menzione di Versailles in una carta dell’Abbazia Saint-Père di Chartres. Uno dei firmatari è Hugo de Versaillis. Nel X secolo dei monaci dissodano i terreni (il dipartimento è ancora oggi occupato da quanto rimane della foresta antica) e fondano la chiesa e il priorato di Saint-Julien.
• 1429: due signori di Versailles, Guy e Pierre de Versailles, sono implicati nella vicenda di Giovanna d’Arco. Pierre era a Bourges, quando la Pulzella fu processata; Guy, canonico di Tours, partecipò al processo.
Alla fine della Guerra dei cent’anni, nel 1453, il piccolo borgo si presentava devastato, le case abbandonate, il castello in rovina. La proprietà fu acquistata dalla famiglia de Soisy.
• 1472: un documento riporta il nome del piccolo borgo di Versaille-aux-bourg-de-Galie. I signori di Versailles dipendevano direttamente dal re. Il loro modesto castello, che dominava la chiesa e il villaggio, si ergeva sulla pendice meridionale della collina sulla quale sarà costruita la futura reggia.
• 1475: Gilles de Versailles, signore di Versailles, cede all’abate di Saint-Germain i propri diritti sul Trianon. L’atto di vendita costituisce la prima menzione del nome. Il villaggio fu poi acquistato, per distruggerlo, da Luigi XI, con l’obiettivo di costruire su queste nuove terre del dominio reale una residenza di svago, che gli consentisse di sottrarsi con la famiglia al protocollo troppo pesante di Parigi. Il Trianon è il primo capriccio reale realizzato a Versailles e, come più tardi Marly, resterà un luogo di relax, lontano dall’etichetta e dalle fatiche del potere.
• 1561: la proprietà passa a Martial de Loménie, segretario delle Finanze di Carlo IX (il mandante della Notte di San Bartolomeo), che la ingrandisce fino a 150 ettari.
De Loménie fu assassinato nel 1572, appunto durante la Notte di san Bartolomeo: si disse che fosse stato strangolato per ordine della regina Caterina de’ Medici, che voleva che la proprietà passasse al Conte di Retz; della notizia non si hanno prove, ma non è inverosimile.
È un fatto che nel 1573 Alberto di Gondi (barone di Marly), conte di Retz, uno dei Fiorentini che supportavano la fortuna di Caterina in Francia, diveniva proprietario della signoria e del castello di Versailles per 35.000 lire dell’epoca (equivalenti in potere d’acquisto a circa 700.000 euro attuali).
Anche con i nuovi signori, il castello continua ad essere frequentato, per caccia e per diporto, dai re di Francia.
• Versailles nell’Ancien régime
Luigi XIV, i grandi lavori, le feste
All’inizio del suo regno, Luigi XIV non trovò alcuna reggia che lo soddisfacesse pienamente. A Parigi vagò tra il Palais-Royal, il Louvre, le Tuileries senza mai essere soddisfatto delle sue residenze. Per sottrarsi alla città (allora scomoda, sporca, rumorosa, stretta, inquietante anche per il re), cercò di sistemarsi a Vincennes e a Saint-Germain-en-Laye, dove era nato, e per un certo periodo soggiornò anche a Fontainebleau. Certo tutti i castelli erano antichi, e presentavano molti inconvenienti: il re intraprese grandi lavori di ammodernamento per ridurne la scomodità, ma non trovava pace. Nel 1651 (aveva 13 anni) visitò per la prima volta Versailles – e fu il colpo di fulmine: il castello del resto era il più nuovo e moderno di tutti, e disponeva di grandi spazi per cacciare. Versailles diventò così importante, nei progetti del re, che il 25 ottobre 1660 condusse a visitarlo la sua giovane sposa, la regina Maria Teresa di Spagna. Nel 1661, dopo la morte del cardinale Mazarino, Luigi iniziò i lavori di ampliamento, investendovi 1.100.000 lire dell’epoca (cioè quasi venti volte il prezzo d’acquisto) e incaricando Louis Le Vau di ricostruire gli edifici, mentre Charles Errard e Noël Coypel iniziavano la decorazione degli appartamenti e André Le Nôtre creava l’Orangerie (le serre) e la Ménagerie (l’uccelliera). All’epoca, Versailles era solo una sede di diporto, buona per darvi feste in giardino, mentre il palazzo reale ufficiale restava il Louvre. L’idea di erigere uno dei palazzi più straordinari d’Europa, in luogo del piccolo castello di Luigi XIII che la corte, sprezzante, considerava come la casa di campagna di un borghese, suscitò molte critiche a mezza bocca: il luogo era definito « ingrato, triste, senza panorama, senza boschi, senz’acqua, senza terra, perché tutto è sabbie mobili e palude, senz’aria », e quindi assolutamente pas bon.
In una lettera rimasta celebre, Colbert dava voce a queste critiche lamentando che il Re spendesse tanto su Versailles e trascurasse invece il Louvre «che è certamente il più superbo palazzo che vi sia al mondo. Che sconforto, vedere un così grande Re ridotto alla misura di Versailles!» La prima festa data alla reggia, che durò dal 7 al 14 maggio del 1664, si intitolò « Les Plaisirs de l’Isle Enchantée » (I piaceri dell’isola incantata), e intrecciava l’ispirazione italiana tratta dai due poemi epici italiani del XVI secolo, l’Orlando Furioso dell’Ariosto e la Gerusalemme liberata del Tasso, con quella francese rappresentata da Molière, che presentò la Princesse d’Élidé e i primi tre atti del Tartufo. La festa era data (segretamente) in onore di Mademoiselle de La Vallière e Luigi stesso vi interpretò la parte del liberatore dei compagni dall’isola di Alcina. Tra il 1664 e il 1666 Luigi XIV decise di sistemare Versailles in modo da potervi passare diversi giorni con il suo Consiglio, conservando il castello costruito da Luigi XIII. La scelta fu dettata più da motivi finanziari che sentimentali, e comunque la superficie fu triplicata e la decorazione fu lussuosissima, tematizzata sulla rappresentazione del Sole, onnipresente a Versailles. I giardini, molto apprezzati dal re, furono ulteriormente ampliati e ornati di sculture di Girardon e di Le Hongre.
Di questa prima ornamentazione sono sopravvissuti soltanto il gruppo di Apollo e le ninfe e i Cavalli del sole. Nel 1667 fu costruito il Grand canal. Le Nôtre decise di ampliare il viale d’ingresso e passò ad occuparsi dei giardini e dell’architettura degli esterni, in collaborazione, per la parte idraulica, con la famiglia di ingegneri italiani Francine, che furono gli “Intendenti delle acque e delle fontane di Francia” dal 1623 al 1784. La seconda festa ebbe luogo 4 anni dopo, il 18 luglio 1668, e rese noto il nome di Versailles. Conosciuta come Grand Divertissement Royal de Versailles (si potrebbe tradurre “il Gran Gioco Reale di Versailles”), fu caratterizzata dal Georges Dandin di Molière e dalle Feste dell’Amore e del Caso, di Jean Baptiste Lully. In queste feste la corte misurò la scomodità del piccolo castello, giacché molti non trovarono dove dormire, e il Re, desiderando ingrandirlo, affidò l’incarico a Le Vau, che presentò diversi progetti. Uno prevedeva la distruzione del castello vecchio e la sua sostituzione con un palazzo all’italiana. Un altro – che fu quello scelto dal Re su consiglio di Colbert -proponeva di ingrandire il castello dal lato del giardino con un involucro di pietra.
Pranzo nei Giardini della Reggia dove Giacinto incurante dei consigli della Grazia ordina un piatto di spaghetti alla Bolognese. La fame è tanta…quanto la voglia di un piatto di pasta……..
Da Versailles partenza per Bourg En Bresse presso Hotel Bressan Du XX Siecle 5 avenue Maginot, 01000
L’Hotel, trovato all’ultimo minuto, sotto una pioggia torrenziale,  è molto semplice, ha una sola stella, non c’è ascensore, alla camera di Giacinto manca la porta per accedere al bagno, alla camera di Biagio pare manchi una finestra ma abbiamo i letti e i sanitari quindi tutto a posto, non stiamo a guardare alle quisquiglie…..
La sera i proprietari dell’Hotel ci suggeriscono di cenare presso il  “RESTAURANT LA MODELE”” nel centro del paese la cucina è ottima specialmente la canard arrosto e il saussison….così tutti soddisfatti torniamo all’Hotel

Sabato 25 agosto risplende il sole! Facciamo una buona colazione nell’Hotel e partiamo per Annecy, ultima meta. Arrivo alle ore 10,00 circa
Annecy capoluogo dell’Alta Savoia vanta un bellissimo lago ed è chiamata la Piccola Venezia delle Alpi grazie ai suggestivi canali dalle sponde fiorite che attraversano la città vecchia. Annecy, è una città  chiusa situata sulla sponda settentrionale del lago omonimo, sul suo sbocco naturale, dove essa occupa una posizione strategica sugli assi trasversali che collegano Italia, Ginevra e Francia.  La sua localizzazione geografica è una zona di transizione fra ambiente montagnoso pre-alpino (massiccio dei Bornes e massiccio dei Bauges) e una zona di medie colline.
La città è contornata a sud dal lago e dalla vasta foresta rimasta selvaggia del massiccio del Semnoz, ad ovest le prime propaggini della campagna, a nord dalla grande piana, oggi urbanizzata, dei Fins, ad est dalla collinetta di Annecy-le-Vieux.
La città è attraversata dal Thiou che è l’emissario naturale del lago, di origine glaciale formatosi circa 18000 anni addietro.
Notiamo con piacere che ognuno di noi un po’ alla volta progredisce nella comprensione della lingua francese grazie anche al fatto che diverse parole assomigliano alle nostre e alcune addirittura al dialetto romagnolo….
Appena scesi dal Pulmino ci rechiamo come sempre all’ufficio del turismo per richiedere depliants e materiale informativo e restiamo di nuovo stupiti dalla ricchezza di fiori nelle aiuole, nei giardini, nelle rotonde, sui balconi delle abitazioni e la piccola cittadina ci ricorda un po’ la Svizzera………

I ponti che sovrastano i piccoli canali sono ricoperti di fiori di vario tipo e nel loro avvicendarsi creano scorci incantevoli.
Casualmente scopriamo che tutti i sabati si svolge, nelle strette vie del centro storico il mercato dell’antiquariato e notiamo con piacere che il prezzo degli oggetti è inferiore a quello praticato in Italia, così ognuno acquista soddisfatto il suo oggetto prezioso.
Alle ore 13,00 pranziamo in uno dei numerosi ristorantini dove ci vengono servite ottime pietanze fra le quali la fonduta.


Alle 15,00 partiamo per l’Italia e attraversiamo la frontiera attraverso il Traforo del Frejus.
Arrivo a Sarsina alle ore 22,30.
Il viaggio in Francia è stato molto intenso e ricco di luoghi visitati, avvenimenti vissuti, scenari da raccontare che quasi non riescono a stare tutti nella memoria.
Abbiamo avuto momenti di stanchezza e momenti di felicità e soddisfazione nella consapevolezza di aver visto tante belle cose in un periodo forse troppo breve……
I compagni di viaggio tutto sommato possono essere soddisfatti, il viaggio è stato lungo ma ogni cosa è andata al suo posto, gli “autisti” sono stati instancabili e attenti perché tutto andasse bene.
Le tappe non previste ma realizzate, si sono rivelate  fondamentali e molto interessanti.
Sono stati 9 giorni unici e irripetibili che resteranno nella nostra memoria anche grazie alle tante foto e a questo piccolo diario di viaggio che conserveremo con cura.

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